A queste problematiche si sommano:

  • Disfunzioni ormonali (tra cui l’ipogonadismo e la conseguente osteoporosi, l’ipotiroidismo centrale, la bassa statura determinata dal deficit dell’ormone della crescita, l’iposurrenalismo centrale);
  • Ipopigmentazione cutanea;
  • Assenza di vomito;
  • Ridotta sensibilità al dolore;
  • Patologia ortopedica (cifosi e scoliosi);
  • Patologia oculistica (strabismo, miopia);
  • Disabilità intellettiva (da lieve a grave);
  • Disturbi comportamentali e psichiatrici (tra cui scatti d’ira, comportamento sociale inappropriato, testardaggine, autolesionismo cutaneo, disturbo oppositivo-provocatorio, labilità dell’umore, impulsività, polemicità, depressione, ansia, veri e propri disturbi psicotici).

Per questa malattia non esiste alcun tipo di prevenzione.


Accanto alla diagnosi precoce, la presa in carino multidisciplinare può migliorare notevolmente l’evoluzione del quadro clinico, per quanto riguarda sia gli aspetti legati alla statura, alle dimensioni delle estremità, al peso e alla composizione corporea, sia quelli cognitivi.

L’alimentazione è un’importante componente del trattamento della sindrome di Prader-Willi. I neonati e i bambini fino a circa due anni hanno difficoltà ad alimentarsi a causa della riduzione del tono muscolare, quindi è necessario fornire loro formule ad alto contenuto calorico o appositi metodi di alimentazione per aiutarli ad aumentare di peso, sotto controllo pediatrico. Successivamente, da quando subentra l’iperfagia e l’assenza del senso di sazietà, è importante far seguire al bambino e all’adulto una dieta sana e ipocalorica e incoraggiare il movimento e l’attività fisica per controllare il peso.

Sono attualmente in corso di valutazione numerosi farmaci per il controllo dell’iperfagia, i cui risultati sono attesi nei prossimi anni. Ci sono inoltre alcuni studi che hanno valutato l’efficacia della terapia chirurgica dell’obesità, senza tuttavia essere ancora giunti a una conclusione definitiva.

La terapia con l’ormone di crescita (GH) rende stabile l’indice di massa corporea (IMC), migliorando il tono muscolare e riducendo il grasso corporeo, permette la crescita della statura e, nei bambini trattati nel corso dei primi mesi di vita, migliora lo sviluppo cognitivo.
In alcuni casi l’endocrinologo può prescrivere una terapia ormonale sostitutiva a partire dalla pubertà, per compensare i bassi livelli di ormoni sessuali e ridurre il rischio di perdita di densità ossea (osteoporosi).

Il trattamento multidisciplinare può prevedere anche la fisioterapia per migliorare le capacità di movimento e la forza e per correggere le problematiche posturali, osteoarticolari e ortopediche. Il supporto della psicoterapia può aiutare gestire i disturbi comportamentali, i comportamenti ossessivo-compulsivi, i problemi psicologici, i disturbi dell’umore.

Per quanto riguarda le altre manifestazioni cliniche, la terapia è sovrapponibile a quella che si utilizza nella popolazione generale, tenendo però presente che nella popolazione dei soggetti che soffrono di Sindrome di Prader-Willi è più frequente osservare reazioni esagerate o paradosse ai farmaci, il che impone il loro utilizzo iniziale con dosaggi ridotti.

Allo stato attuale non è ancora ipotizzabile nei pazienti con Sindrome di Prader-Willi una terapia genica, sebbene stiano emergendo i primi dati nel modello animale.

Le numerose problematiche di ordine sanitario che contraddistinguono la Sindrome di Prader-Willi rendono necessario un approccio multidisciplinare e multiprofessionale, che comprende gran parte delle specialità mediche:

  • il pediatra e l’internista (a seconda della fascia d’età);
  • l’endocrinologo e il diabetologo;
  • il dietologo;
  • il fisiatra;
  • il neuropsichiatra;
  • il neurologo e lo psichiatra;
  • lo psicologo;
  • l’odontoiatra;
  • l’oculista;
  • il dermatologo;
  • il chirurgo e l’anestesista;
  • l’ortopedico;
  • il cardiologo;
  • l’otorinolaringoiatra;
  • il pneumologo.

Senza dimenticare altre importanti figure professionali, quali il fisioterapista, il nutrizionista, il logopedista e l’infermiere professionale.